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Storia di Alitalia

Alitalia è la nostra compagnia di bandiera, che da decenni ormai sta vivendo un periodo complesso e fatto di continui fallimenti. Ma la sua storia è molto antica e anche gloriosa, storia che forse non conoscete. Per questo ci siamo noi, qui pronti a raccontarvi le gesta della nostra disastrata (e disastrosa) compagnia aerea dalle sue origini fino al termine del XX secolo.

Ripartire dopo la guerra

Quella che oggi conosciamo come Alitalia venne creata il 16 Settembre 1946 – subito dopo la fine della disastrosa Seconda Guerra Mondiale – a Roma e con dei fondi privati, usando il nome di Alitalia-Aerolinee Internazionali Italiane. Il suo simbolo era una sorta di freccia alata. L’azienda iniziò la sua attività l’anno seguente, il 5 maggio del ’47 e il primo volo fu da Torino a Roma, e da Roma a Catania. Il pilota che inaugurò l’attività della nostra compagnia di bandiera si chiamava Virgilio Reinero, mentre già il 6 luglio del 1947 vi fu il primo volo internazionale, il volo Roma-Oslo volto a trasportare a casa 38 marinai dell’allora poverissima Norvegia, anch’essa tra l’altro reduce del dominio nazista. È invece del marzo 1948 il primo viaggio intercontinentale, un volo di oltre 36 ore (3 giorni) che partì da Milano, e andò a Roma, Dakar, Natal, Rio, Sao Paulo e terminò nella capitale argentina, Buenos Aires.

Data fondamentale è però il 31 ottobre del 1957, perché avvenne la fusione (per nulla spontanea) tra Alitalia e un’altra compagnia statale, la LAI – Line Aeree Italiane che sancì la nascita di Alitalia-Linee Aeree Italiane, che divenne sostanzialmente la sola compagnia di bandiera per lo Stato Italiano, con base nell’aeroporto di Roma Ciampino. L’anno successivo, il 1960, Alitalia si afferma in modo completo e definitivo e tra l’altro è il mezzo di trasporto ufficiale per le Olimpiadi di Roma. Sempre nel Sessanta vengono messi in flotta i primi velivoli a reazione e la compagnia tocca quota un milione di passeggeri trasportati, con conseguente trasferimento della base da Roma Ciampino a Roma Fiumicino, il nuovo e più grande aeroporto della capitale inaugurato l’11 Gennaio del 1961.

Il 3 Giugno del 1964 viene creata a Napoli una filiale della compagnia di bandiera, chiamata ATI – Aero Trasporti Italiani limitata esclusivamente al trasporto aereo nazionale. L’anno successivo Alitalia sfonda il traguardo dei tre milioni di passeggeri, e sempre nel ’65 sui voli vengono serviti i primi pasti. Due anni dopo, nel 1967, Alitalia si trasferisce dal suo storico quartier generale, abitando in quello nuovo sito nel grattacielo dell’EUR.

I gloriosi anni Sessanta si concludono al meglio, dal momento che al 1969 Alitalia è l’unica azienda aerea d’Europa a muoversi unicamente con aerei a reazione, velivoli che tra l’altro rinnova nella loro veste grafica caratterizzata da una livrea bianca e una fascia di cinque linee azzurre e due nere, posta all’altezza dei finestrini. Inoltre la freccia alata di cui sopra viene sostituita dalla lettera A resa simile all’impennaggio di un aereo e con i colori della bandiera della Repubblica Italiana.

Gli anni Settanta-Ottanta

Il nuovo decennio parte bene per la nostra compagnia di bandiera, con l’introduzione – il 5 giugno del 1970 – del primo Boeing 747 che l’azienda nominò Neil Armstrong – in onore del primo uomo giunto sulla luna – e che impiegò nella tratta Roma-New York. Il 1973 segna un altro traguardo, perché Alitalia apre la sua prima rotta nell’Estremo Oriente asiatico, con i primi voli per Tokyo, la capitale del Giappone.

I meravigliosi anni Ottanta si aprono invece con la fondazione della scuola di volo Alghero, creata proprio nel 1980. Nel 1982 la compagnia di bandiera Alitalia supera i 10 milioni di passeggeri trasportati – che di lì a 10 anni saliranno, rendendo Alitalia la terza compagnia aerea d’Europa, preceduta soltanto dalla tedesca Lufthansa e dall’inglese British Airways, con il 34,7% dei voli internazionali.

Gli anni Novanta e la crisi

Nel 1991 Alitalia si trasferisce nuovamente, spostandosi dal grattacielo dell’EUR al Nuovo Centro Direzionale – NCD alla Magliana. Continuano a crescere i passeggeri, che raggiungono e superano i 20 milioni facendo sì che al 1995 Alitalia abbia trasportato la metà degli italiani che hanno preso un aereo. È il 1996 l’anno di nascita della società Alitalia Team volta a gestire i collegamenti medio-lunghi a basso costo, e sempre nel ’96 nasce il sito web di Alitalia. L’anno seguente, il 1997, vede la fondazione di Alitalia Express, per il trasporto regionale.

Tuttavia dalla metà degli anni Novanta in poi Alitalia inizia il suo periodo di crisi, ad oggi ancora non concluso. Uno dei motivi di tale crisi è sicuramente l’apertura del mercato nazionale alla concorrenza di nuove aziende, soprattutto Low Cost (come Ryanair e EasyJet). Contribuiscono alla crisi anche la riduzione dei voli intercontinentali e l’assenza di investimenti che servono ad adeguare l’offerta alla domanda.

Tutto questo porta anche a tensioni sindacali, che rendono quasi insignificante il traguardo dei 28 milioni di passeggeri all’anno, e tra l’altro il piano di investimenti non porta a dei concreti risultati di bilancio. Il 1997 comunque si conclude bene grazie al passaggio di testimone al nuovo A.D. Domenico Cempella che riesce a recuperare i 1217 miliardi di lire di perdite, portando i 438mld di lire di utile netto del 97. In particolare, Cempella riuscì a produrre un risultato così impressionante dopo un solo anno con la riduzione dei costi, alla già citata creazione di Alitalia Team, ai trattati con i sindacati.

Così facendo ha permesso ad Alitalia di riassumere personale di volo e di terra con nuove regole e prassi, e anche di avere nuovi strumenti per la gestione delle risorse e dell’impiego degli aerei, che permisero di ridurre del 7% il costo del lavoro (che passò dal 27 al 20). Da notare che la crisi si ebbe anche per l’aumento del prezzo del petrolio – siamo negli anni della Prima Guerra del Golfo – che aveva fatto lievitare i costi. Il metodo Cempella, invece, riuscì ad assorbire tale aumento e anche a far fronte alla concorrenza. Le ore di sciopero – che oggi sono il flagello di Ryanair – passarono dalle 60.000 ore del periodo ’95-’96 alle zero del ’97.

Cempella ritenne inoltre che Alitalia non poteva sopravvivere senza partnership internazionali, con conseguenti vantaggi sulle rotte. Si iniziò quindi a contattare l’olandese KLM, che si sarebbe occupata del lungo raggio mentre la compagnia italiana avrebbe gestito il breve e medio, unendosi anche all’apertura del nuovo aeroporto di Milano-Malpensa, che proprio l’azienda di Amsterdam considerava estremamente strategico. E proprio nel 1999, sul finire del decennio, del secolo e anche del millennio, nascono i primi due accordi di collaborazione con KLM – uno destinato alla sezione passeggeri, l’altra cargo – e che dovevano essere il preludio ad una fusione, la nascita di una compagnia aerea con 300 velivoli capace di trasportare oltre 40 milioni di passeggeri.

Sappiamo però che tale unione non avvenne mai, a causa del ritardo nella costruzione di Malpensa e delle sue strutture di collegamento, e a causa di alcune problematiche di stampo politico che guardava con astio la fusione delle compagnie e l’hub a Malpensa, in quanto si pensava che avrebbe creato rivalità con l’altro aeroporto milanese, Linate, e con Roma Fiumicino. Questo mancato trasferimento da Linate a Malpensa comportò la perdita di 2,6 milioni di passeggeri e 60 miliardi di lire in meno al mense. Insieme al nuovo rincaro del petrolio e alla guerra dei Balcani che ridusse il traffico aereo, il 1999 per Alitalia si concluse praticamente con un pareggio di bilancio, un piccolo attivo. Nulla a che vedere con i 200 miliardi di lire previsti dal piano industriale.

KLM si tirò indietro dalla joint venture, e dal 1° Gennaio del 2000 i voli delle compagnie tornarono ad essere separati – con però conseguente causa di Alitalia a KLM, che fu condannata nel 2002 a pagare 250 milioni ad Alitalia, che consentirono alla nostra compagnia di bandiera di superare il rosso. Ma il 2002 fu l’ultimo anno in cui Alitalia vide il segno verde sul suo bilancio.